La crisi di Ceuta continua a pesare sul dibattito politico italiano. Anche dopo l’incidente diplomatico con Madrid, il governo Meloni ha ribadito la richiesta di misure più stringenti contro l’immigrazione irregolare mentre, il 15 agosto, le forze di sicurezza marocchine bloccavano un nuovo tentativo di centinaia di migranti di raggiungere l’exclave spagnola nel Nord Africa. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in un videomessaggio diffuso sui social, ha definito quanto accade a Ceuta «un segnale che l’Europa non può sottovalutare», invocando la lotta ai trafficanti come priorità. La situazione al confine, temuta per l’intera giornata, è rimasta tesa ma relativamente tranquilla.
- Il 15 agosto le forze marocchine hanno fermato centinaia di migranti diretti verso Ceuta.
- Secondo l’agenzia Efe il gruppo, in prevalenza subsahariano, si era nascosto in un’area montuosa vicino a Fnideq.
- Il testata locale Le360 riferisce di 294 persone fermate, tra cui 46 marocchini.
- La Spagna ha rafforzato il dispositivo di sicurezza a Ceuta e a Melilla.
Roma torna a chiedere una linea dura sull’immigrazione irregolare
«Basta ambiguità. Contrastare i trafficanti di esseri umani deve essere una priorità», ha affermato Piantedosi, rivendicando i risultati dell’esecutivo. Secondo il titolare del Viminale, ridurre l’immigrazione clandestina «significa anche garantire maggiore sicurezza nel nostro Paese», impedendo l’infiltrazione della minaccia terroristica e prevenendo criminalità e degrado nelle città.
Il caso ha rilievo diretto per il lettore italiano: l’Italia è, insieme alla Spagna, uno dei principali punti di pressione migratoria sul Mediterraneo, e le vicende di Ceuta alimentano il confronto europeo su come gestire le frontiere esterne dell’Unione.
Che cos’è Ceuta e perché è un confine così sensibile
Ceuta è un’exclave spagnola situata sulla costa nordafricana, circondata dal territorio marocchino. Insieme a Melilla, più a est, rappresenta l’unica frontiera terrestre tra l’Unione europea e il continente africano, motivo per cui è da anni al centro dei flussi migratori irregolari. Rabat, va ricordato, non riconosce Ceuta come territorio spagnolo.
Il nuovo appello lanciato sui social per raggiungere l’exclave attraverso la località marocchina di Fnideq (Castillejos durante il protettorato spagnolo) ha registrato un’adesione nettamente inferiore rispetto alla mobilitazione di fine luglio. Qualcuno ha comunque provato a muoversi: secondo fonti della sicurezza di Rabat citate da Efe, un gruppo si era nascosto in un’area montuosa per evitare i posti di blocco. Le stime sui fermi variano: Reuters, citando una fonte del ministero dell’Interno marocchino, parla di oltre cento arresti, mentre il portale Le360 riferisce di 294 persone fermate, tra cui 46 marocchini. Al Jazeera segnala l’uso di gas lacrimogeni per disperdere la folla.
Un imponente dispositivo di sicurezza su entrambi i lati
La Spagna, questa volta, ha voluto farsi trovare pronta. A Ceuta sono schierati 880 agenti della Polizia nazionale, 270 in più rispetto a fine luglio, e 714 della Guardia Civil, quasi 200 in più, oltre a un’unità di 45 agenti antisommossa e a 20 specialisti della Brigada Central de Extranjeria y Frontera, incaricati di esaminare le eventuali richieste di protezione internazionale. Restano mobilitati anche circa 2.000 militari. Sul versante marocchino, secondo i media locali, sarebbero stati dispiegati fino a 5.000 agenti. Madrid ha inoltre installato una barriera marittima e inviato oltre 500 poliziotti dalla penisola, che resteranno «finché necessario», come dichiarato dal ministro Fernando Grande-Marlaska.
Le autorità spagnole hanno rafforzato la sicurezza anche a Melilla, per il timore che la pressione si sposti verso la seconda exclave: l’emittente LaSexta, citando El Confidencial, ha riferito di movimenti di migranti verso Beni Enzar, principale valico terrestre.
La contestata espulsione dei giornalisti spagnoli da Fnideq
Le agenzie Efe e l’emittente pubblica RTVE hanno denunciato che un rappresentante del ministero dell’Interno marocchino ha ordinato ai loro giornalisti di lasciare immediatamente Fnideq, senza spiegazioni. Il presidente di Efe, Miguel Angel Oliver, ha chiesto il rispetto dell’esercizio «responsabile e rigoroso» del giornalismo, mentre il presidente di RTVE, Jose Pablo Lopez, ha definito l’espulsione «un grave ostacolo alla libertà di stampa e al diritto all’informazione».
Le misure sono state rafforzate dopo la crisi del 30 e 31 luglio, quando circa 72mila migranti – fino a 80mila secondo alcune stime – attraversarono il confine.
Secondo l’Istituto di Medicina Legale di Ceuta, che ha eseguito le autopsie, 82 persone morirono sul lato spagnolo della frontiera; le organizzazioni umanitarie, tra cui Caminando Fronteras, stimano in almeno 141 le vittime complessive sui due lati. La grande maggioranza dei migranti è stata poi rimpatriata in Marocco: giovedì Grande-Marlaska ha riferito che circa 5.000 restano ancora a Ceuta.































