L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo uccide ormai una persona ogni trenta minuti ed è la più rapida mai documentata: lo ha dichiarato venerdì Tom Fletcher, Sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, chiedendo un intervento internazionale immediato. Per accelerare la risposta, Fletcher ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 30,5 milioni di dollari da un fondo di emergenza dell’ONU, che si aggiungono a 24 milioni già destinati alla RDC e ad altri quattro Paesi. Dalla dichiarazione ufficiale dell’epidemia, il 15 maggio, il virus ha provocato almeno 2.128 morti su oltre 4.500 casi confermati.
- L’ONU definisce questa la più rapida epidemia di Ebola mai registrata.
- Almeno 2.128 morti su oltre 4.500 casi confermati dal 15 maggio.
- Si tratta della 17ª epidemia, causata dal ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono cure né vaccini.
“L’Ebola sta vincendo nella Repubblica Democratica del Congo. Non possiamo permettere che il virus superi la nostra risposta”, ha avvertito Fletcher.
Un’epidemia che cresce più in fretta di ogni precedente
Secondo il responsabile umanitario dell’ONU, “l’epidemia è la più rapida mai registrata” e “uccide qualcuno ogni trenta minuti”, con “molte altre persone a rischio”. Fletcher ha invocato “velocità, scala e solidarietà prima che questo virus ci sfugga ancora di più di mano”, concludendo con un appello diretto: “Il mondo deve svegliarsi e farsi vivo”.
Il virus Ebola si trasmette attraverso il contatto con i fluidi corporei e provoca una febbre emorragica. Questa è la 17ª epidemia documentata ed è causata dal ceppo Bundibugyo, per il quale, sottolineano le Nazioni Unite, non esistono al momento trattamenti né vaccini conosciuti.
Un contagio che varca i confini nazionali
I casi sono stati segnalati in sei province della RDC e anche in Uganda, oltre che nelle aree vicine al confine con il Sud Sudan.
Cosa serve ora, secondo l’ONU
Fletcher ha indicato le priorità operative: raddoppiare il numero delle squadre incaricate di garantire sepolture sicure e dignitose, triplicare la capacità di cura, migliorare il tracciamento dei contatti e schierare gestori più esperti. “Dobbiamo soddisfare gli enormi bisogni di acqua, igiene, assistenza sanitaria e altri servizi essenziali nella regione”, ha aggiunto. Venti operatori aggiuntivi sono già stati inviati sul fronte dell’epidemia, ma – ha precisato – ne servono molti di più.
Sul piano finanziario, i Paesi donatori hanno versato quasi 300 milioni di dollari a un fondo dedicato al contrasto dell’epidemia. Gli stanziamenti annunciati dall’ONU mirano a colmare i vuoti immediati nella risposta sul campo.
Il confronto con le epidemie del passato
L’Ebola ha ucciso più di 15.000 persone in Africa negli ultimi cinquant’anni. L’epidemia più letale finora, quella del 2018-2020, ha causato quasi 2.300 morti su 3.500 casi registrati. Le Nazioni Unite hanno già avvertito che l’attuale ondata è sulla strada per diventare la più letale mai registrata: il numero di vittime ha infatti quasi raggiunto quel primato, ma con un numero di casi confermati già molto più alto.































