«Un fossile di questa età, con una conservazione così chiara dei suoi organi, è davvero un tesoro mondiale». Con queste parole John Long della Flinders University di Adelaide, in Australia, ha commentato la scoperta di Austronaga minuta, un piccolo rettile marino dal collo lungo vissuto 245 milioni di anni fa. L’esemplare, descritto da un gruppo internazionale di ricercatori di Cina, Europa e Stati Uniti sulla rivista Science Advances, è stato ritrovato nel 2023 nella provincia cinese dello Yunnan e conserva quasi l’intero scheletro insieme a stomaco, fegato e intestino. Si tratta del più antico apparato digerente in gran parte completo mai documentato in un rettile.
- Il fossile risale a circa 245 milioni di anni fa, all’epoca del Triassico.
- L’animale misurava appena 60 centimetri, con collo e coda molto allungati.
- Sono stati identificati stomaco, fegato e intestino, oltre a vasi sanguigni e resti di un pasto a base di pesce.
Long, che non ha partecipato alla ricerca, ha sottolineato l’eccezionalità del reperto pur ricordandone un limite: «Ma è comunque un fossile conservato in modo incredibilmente buono», ha aggiunto, osservando che gli organi interni di Austronaga si presentano soltanto in due dimensioni.
Un predatore che sembrava una lucertola intenta a fare la lontra
A descrivere l’aspetto e lo stile di vita dell’animale è Stephan Spiekman, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Stoccarda e dell’Università di Hohenheim, tra gli autori dello studio e specialista di rettili marini dal collo lungo. «Era certamente un nuotatore agile e capace, che usava soprattutto la coda per spingersi, le lunghe pinne anteriori per virare e il collo allungato per catturare i pesci», spiega. «Austronaga probabilmente somigliava un po’ a una lucertola o a un coccodrillo che cercava di comportarsi come una foca o una lontra, e con ogni probabilità aveva una pelle squamosa.»
Nonostante le sole dimensioni di 60 centimetri, il rettile aveva un collo e una coda sorprendentemente lunghi. Le zampe posteriori risultavano invece fortemente ridotte e quasi ininfluenti nel nuoto. Spiekman precisa che, trattandosi dell’unico esemplare noto e non essendo nota l’età alla morte, non è possibile stabilire se la specie crescesse ulteriormente. È tuttavia convinto che difficilmente raggiungesse le dimensioni del suo lungo parente Dinocephalosaurus, il cosiddetto «drago marino cinese», capace di superare i quattro metri.
Un archosauro adattato al mare, contro le attese degli studiosi
Austronaga non è un dinosauro, ma appartiene al più ampio gruppo degli archosauri, che comprende dinosauri, uccelli e coccodrilli, ma non altri celebri rettili marini come mosasauri e ittiosauri. Proprio per questo la scoperta appare sorprendente agli occhi dei ricercatori.
«Gli archosauri e i loro antenati erano il gruppo di rettili più diversificato sulla terraferma all’epoca dei dinosauri, ma abbiamo sempre pensato che il loro adattamento alla vita in mare fosse limitato», osserva Spiekman.
«La scoperta di Austronaga dimostra invece che i primi rappresentanti di questa linea evolutiva avevano già sviluppato adattamenti complessi alla vita negli oceani, paragonabili a quelli di altri gruppi di rettili marini fossili meglio conosciuti.» Gli archosauri, ricorda lo studioso, furono estremamente vari nel Triassico e includevano «rettili di ogni sorta, interessanti e dall’aspetto strano»; solo più tardi, dal Giurassico in poi, il gruppo si restrinse principalmente a dinosauri, uccelli e coccodrilli.
Lo stomaco a una sola camera racconta l’evoluzione dell’apparato digerente
Tra le costole del fossile i ricercatori hanno individuato una regione scura rivelatasi poi un tratto digerente in gran parte intatto. Grazie a metodi come la fotografia a luce UV e la spettrometria di massa, gli organi sono stati identificati con chiarezza per la prima volta. «Rispetto alla forma del corpo altamente specializzata di Austronaga, i suoi organi interni sembrano meno modificati», afferma Wei Wang, primo autore dello studio ed esperto di rettili marini dell’Istituto di Paleontologia e Paleoantropologia dei Vertebrati di Pechino.
«Gli organi conservati comprendono un grande stomaco a forma di sacca nella parte anteriore, seguito da un fegato di un rosso sorprendente in cui si rilevano ancora tracce di emoglobina, e infine un lungo tubo semplice che forma l’intestino tenue e crasso», prosegue Wang. La struttura complessiva risulta relativamente semplice.
Un dettaglio in particolare aiuta a leggere l’evoluzione del gruppo. «Mentre gli uccelli e i coccodrilli odierni hanno uno stomaco in due parti, Austronaga aveva una sola camera gastrica. Questo mostra che gli stomaci degli archosauri erano inizialmente piuttosto semplici e si sono evoluti solo in seguito», spiega Nick Fraser dei National Museums Scotland, tra gli autori dello studio. Secondo Spiekman, l’impianto di base del tratto digerente dei rettili è cambiato poco in 245 milioni di anni: «l’intestino dritto e semplice è ciò che vediamo nella maggior parte dei rettili predatori moderni, compresi quelli che si nutrono di pesce».
Il valore del reperto, che oggi si trova a Pechino, va oltre il singolo animale: rientra in un’ampia analisi sulla prima storia dei gruppi di rettili moderni e sulla loro diversità nei mari del Triassico. Per il lettore interessato all’evoluzione, la scoperta significa che le radici marine di un gruppo oggi rappresentato da coccodrilli e uccelli sono più antiche e complesse di quanto si ritenesse.
Che cosa vi colpisce di più: la conservazione di organi vecchi di 245 milioni di anni o l’idea di un archosauro nuotatore simile a una lontra? Diteci la vostra.































