Sono oltre 12.800 le persone che sull’isola indonesiana di Flores non possono più tornare nelle proprie abitazioni dopo il violento terremoto di magnitudo 7.7 che ha colpito la regione orientale del Paese all’alba di sabato. Lunedì mattina gli sfollati erano ancora accampati in scuole, stazioni di polizia e uffici governativi, molti costretti a dormire all’aperto per la seconda notte consecutiva, in attesa di aiuti che tardano ad arrivare. Il bilancio provvisorio parla di almeno 53 morti e oltre cento feriti, mentre le autorità di soccorso affermano di non avere segnalazioni di dispersi. Tra i presenti sull’isola figurano circa 700 cittadini italiani.
- Il sisma di magnitudo 7.7 di sabato ha causato almeno 53 vittime e oltre cento feriti.
- Circa 12.800 persone non possono rientrare nelle proprie case sull’isola di Flores.
- Circa 700 italiani non residenti risultano bloccati sull’isola, seguiti dalla Farnesina.
- Lunedì mattina una nuova scossa di magnitudo 5.6 ha colpito al largo delle coste.
Il numero degli sfollati è salito a 12.800 unità entro lunedì mattina, distribuite tra diverse località dell’isola, come ha riferito all’agenzia AFP Berton Suar Pelita Panjaitan, portavoce dell’agenzia nazionale indonesiana per la gestione dei disastri (BNPB). Secondo il portavoce, almeno 914 abitazioni hanno subito danni gravi e altre centinaia danni minori. Colpite anche decine di edifici pubblici, tra cui strutture scolastiche, sanitarie e uffici governativi.
Le scosse di assestamento tengono la popolazione lontana dalle case
La paura di rientrare nasce dalle continue repliche: la regione è stata scossa da centinaia di scosse di assestamento. Secondo l’US Geological Survey (USGS), all’evento principale ne sono seguite quasi 1.600 di minore intensità, tra cui una di magnitudo 5.6 registrata lunedì mattina. L’epicentro del sisma di sabato è stato localizzato appena al largo della costa settentrionale di Flores, a una profondità superficiale di circa 10 chilometri. Un allarme tsunami inizialmente diramato per alcune province è stato successivamente revocato.
Nella cittadina di Mbay, nella reggenza di Nagekeo, tra le più vicine all’epicentro, molti residenti hanno allestito tende di fortuna con teloni e pali. “Le nostre case non sono più abitabili, perché molte sono crollate e piene di crepe, quindi non possiamo più entrarci”, ha raccontato Junaidin, 32 anni, la cui tenda ospita circa 30 persone. “Torniamo a casa solo per prendere acqua, vestiti, cuscini, e poi passiamo le notti qui.”
“Siamo soli qui”, ha detto Junaidin, esprimendo frustrazione per il ritardo negli aiuti mentre il Paese celebrava la Festa dell’Indipendenza con cerimonie nella capitale Giacarta.
Le autorità inviano soccorsi via aria mentre monta la rabbia dei residenti
L’Aeronautica militare indonesiana ha annunciato l’invio di 13 tonnellate di aiuti di emergenza trasportate da due velivoli Hercules e un Boeing, oltre a elicotteri destinati a raggiungere le comunità più isolate. Gli aiuti comprendono cibo, vestiti, acqua potabile e attrezzature mediche di emergenza. Il vice ministro della Salute, Benjamin Paulus Octavianus, ha riferito che i militari stanno pianificando la costruzione di un ospedale da campo, sottolineando però la necessità di neurochirurghi e ortopedici per trattare traumi cranici e fratture.
Per gli abitanti gli aiuti non arrivano abbastanza in fretta. “Siamo fuggiti senza niente. Solo i vestiti che avevamo addosso. Siamo vittime, stiamo vivendo un disastro”, ha detto Siti Saudah Daso, madre di tre figli. Alcuni residenti hanno segnalato condizioni difficili nei rifugi improvvisati.
Circa 700 italiani seguiti dalla Farnesina
La vicenda tocca da vicino anche l’Italia. Secondo il Ministero degli Esteri, risultano 700 connazionali non residenti registrati sul portale “Dove siamo nel mondo” presenti sull’isola al momento del sisma; nessuno di loro sembra aver riportato danni o problemi. Complessivamente in Indonesia si contano almeno 2.000 italiani iscritti all’AIRE e circa 6.000 connazionali non residenti registrati. La Farnesina, attraverso l’Ambasciata a Giacarta e l’Unità di Crisi, sta fornendo informazioni per agevolare i rientri: alcuni gruppi di vacanzieri sono già riusciti a lasciare il Paese. Gli aeroporti principali dell’area risultano operativi, ma l’elevata domanda di voli sta limitando la disponibilità di posti.
Flores, un’isola segnata dai terremoti
L’Indonesia si trova lungo la cosiddetta “Cintura di fuoco” del Pacifico, un’area di intensa attività sismica e vulcanica che si estende dal Sud-est asiatico fino al Giappone. Molti abitanti di Flores conservano il ricordo traumatico di un altro sisma di magnitudo 7.7 che colpì l’isola nel 1992, provocando uno tsunami e circa 2.500 morti. La regione, spiegano le fonti, registra ogni anno circa 7.000 terremoti, la maggior parte dei quali di moderata intensità.
Ritieni che la macchina dei soccorsi internazionali stia rispondendo con la necessaria rapidità a emergenze come questa? Condividi la tua opinione nei commenti.































