Se non conoscete Switched on Pop, è uno dei podcast musicali più seguiti nel mondo anglosassone: da dodici anni i due conduttori, Nate Sloan e Charlie Harding, prendono le canzoni pop più famose e le smontano pezzo per pezzo, spiegando le scelte musicali che le rendono efficaci e le tecniche di produzione che ci stanno dietro. Sloan è compositore e docente di musicologia alla USC Thornton School of Music, dove studia pop, jazz e persino il repertorio di Tin Pan Alley; Harding è cantautore, giornalista musicale e a sua volta insegnante. Ora, dopo quasi 500 episodi, il loro programma approda in formato video su Netflix.
- Il podcast Switched on Pop passa al video su Netflix dopo 12 anni e quasi 500 episodi.
- I conduttori sono il musicologo Nate Sloan e il cantautore e giornalista Charlie Harding.
- Tra gli ospiti figurano Aaron Dessner dei The National, Trevor Horn e i Cypress Hill.
Il progetto è una produzione di Vulture, testata di New York Magazine, e del Vox Media Podcast Network. Secondo la leggenda che lo circonda, la sua origine risale addirittura a Call Me Maybe di Carly Rae Jepsen, brano-simbolo di perfezione pop.
Dall’audio al video, con ospiti di primo piano
Il salto su Netflix segna un cambio di formato: le analisi che finora vivevano solo nell’ascolto diventano contenuti da guardare. La nuova versione porta davanti alla telecamera nomi di peso come Aaron Dessner dei The National, Trevor Horn (protagonista con i Buggles e gli Yes) e i Cypress Hill.
La forza del programma è sempre stata quella di rivelare la trama sorprendentemente ricca anche nei brani apparentemente più semplici.
Dal “text painting” in Can’t Stop the Feeling! di Justin Timberlake agli esperimenti con l’intelligenza artificiale di Taryn Southern, la coppia unisce una conoscenza quasi enciclopedica a un approccio accessibile. Per chi studia la musica pop, è di fatto un ascolto obbligato.
Gli strumenti del mestiere, tra metronomo e chitarre vintage
Interpellati sugli oggetti e i software indispensabili al loro lavoro, i due hanno risposto con lo stesso spirito analitico che mettono nelle canzoni. Per Sloan lo strumento imprescindibile è il software di notazione musicale Sibelius: “Quando analizzo un brano non lo capisco davvero finché non ne trascrivo melodia, armonia e ritmo”. Considera invece sottovalutato il metronomo, mentre la prima app che installa su ogni nuovo dispositivo è AudioHijack, per catturare l’audio.
Harding coltiva un rapporto quasi ossessivo con la sua Martin D-28, chitarra acustica il cui suono si è ascoltato su classici come Blackbird, Wish You Were Here e Big Yellow Taxi: ne ha trovata una del 1970 in un negozio di antiquariato nel Maine. Non nasconde nemmeno la sua debolezza per i pedali per chitarra, che definisce sia l’oggetto su cui vale la pena spendere sia — a detta della moglie — la sua collezione meno lodevole.
Tra fastidi tecnologici e piccole manie
Non mancano le piccole frustrazioni quotidiane. Harding racconta di usare intensamente le “focus mode” di iOS per tenere lontane le distrazioni durante le lezioni ai suoi studenti di songwriting, salvo poi ricevere una raffica di notifiche ogni volta che il padre, da poco in pensione, pesca un pesce. Sloan, dal canto suo, ha ridotto le schede aperte nel browser da centinaia a due sole, dopo aver notato che la moltitudine di tab stava logorando la sua capacità di concentrazione.
Sul fronte delle tendenze, entrambi hanno le idee chiare: Harding vorrebbe vedere sparire quella che chiama “AI music slop”, la musica prodotta a raffica dall’intelligenza artificiale, mentre Sloan mette nel mirino i dispositivi indossabili. Tra le creazioni di cui vanno più fieri, Sloan rivendica di aver coniato l’espressione “pop drop” per descrivere la sezione strumentale che segue il ritornello, mentre Harding indica proprio Switched on Pop.
E voi ascoltereste un’analisi “da smontare” delle vostre canzoni pop preferite? Raccontateci quale brano vorreste vedere sezionato nella nuova versione su Netflix.































