Un conservante alimentare di uso comune, il nitrito di sodio, viene indicato come un fattore preoccupante nell’aumento dei decessi per suicidio registrati nel Regno Unito, con giovani, ragazzi e uomini che rappresentano una quota sproporzionatamente elevata dei casi. È quanto emerge da un’analisi dei dati relativi al periodo 2019-2024 pubblicata sulla rivista ad accesso aperto BMJ Public Health. Sulla base dei risultati, i ricercatori sollecitano un intervento urgente di sanità pubblica per ripensare l’accesso libero alla sostanza e limitare la circolazione online di informazioni dannose, allo scopo di prevenire ulteriori morti evitabili.
- Il laboratorio di riferimento ha ricevuto 274 campioni collegati a 201 casi sospetti di avvelenamento tra marzo 2019 e agosto 2024.
- L’età media delle persone coinvolte era di 28 anni; gli uomini (109) erano circa il doppio delle donne (52).
- Nell’87% dei casi le concentrazioni ematiche erano 100 volte superiori ai valori fisiologici normali.
- I ricercatori chiedono restrizioni all’accesso alla sostanza e antidoti a bordo delle ambulanze.
Lo studio è di tipo retrospettivo: ha esaminato i casi inviati al principale laboratorio britannico incaricato dei test post-mortem sul nitrito e sul suo metabolita ossidato, il nitrato. I campioni erano stati trasmessi da coroner, patologi forensi e forze di polizia tra marzo 2019 e agosto 2024, e riguardavano casi di avvelenamento intenzionale o accidentale nel Regno Unito, in Irlanda e a Gibilterra. Per l’analisi finale sono stati utilizzati solo i casi per cui i coroner avevano autorizzato l’uso dei dati, pari all’82% (164) del totale ricevuto.
I giovani e gli uomini rappresentano la maggior parte dei casi
Quasi tre quarti dei casi (71%) hanno riguardato le generazioni più giovani, con la Generazione Z al 33% e i Millennial al 38%. Gli uomini superavano nettamente le donne in quasi tutte le fasce d’età. I test ematici hanno inoltre rivelato concentrazioni insolitamente elevate di nitrito e nitrato: nell’87% dei casi i livelli erano cento volte superiori a quelli normalmente attesi, un dato che secondo gli autori indica un’assunzione intenzionale della sostanza.
Va ricordato che il nitrito di sodio è un additivo autorizzato e ampiamente impiegato nella conservazione degli alimenti, in particolare per le carni lavorate: proprio la sua diffusione e reperibilità è al centro delle preoccupazioni sollevate dai ricercatori.
Perché il numero reale potrebbe essere più alto
Gli autori sottolineano diversi limiti. I test su nitrito e nitrato non vengono richiesti di routine in ogni sospetto suicidio, il che rende difficile stabilire con precisione quanti decessi siano riconducibili alla sostanza. “È quindi probabile che i casi qui inclusi rappresentino una sottostima sostanziale dell’incidenza reale”, scrivono, aggiungendo che i tempi variabili tra il decesso e la ricezione dei campioni potrebbero aver influito sull’accuratezza delle misurazioni.
Trattandosi di un’analisi osservazionale, lo studio evidenzia un’associazione e non dimostra un rapporto di causa-effetto. I ricercatori collegano tuttavia l’andamento alla disponibilità di informazioni online che spiegano come procurarsi e utilizzare il nitrito di sodio, diffuse sia sotto forma di presunto sostegno alla salute mentale sia per scopi esplicitamente dannosi.
“Nel complesso, questi risultati stabiliscono inequivocabilmente che l’uso del nitrito di sodio nel Regno Unito come metodo di suicidio è sostanziale e preoccupante”, scrivono gli autori.
La richiesta di misure urgenti
Il gruppo di ricerca chiede interventi immediati per limitare l’accesso alla sostanza e la circolazione di materiale dannoso in rete, sostenendo che la maggiore alfabetizzazione digitale dei più giovani possa facilitare l’incontro con contenuti che promuovono pratiche suicidarie e rafforzi la necessità di una legislazione più stringente. Sul piano dell’emergenza, gli autori propongono di dotare le ambulanze di kit con l’antidoto (cloruro di metiltioninio), definendolo un metodo semplice, economico e tempestivo per ridurre le conseguenze dell’avvelenamento.































