Spyker ci riprova, e stavolta lo fa con una dichiarazione d’intenti chiara: niente compromessi. Il marchio, tornato in mani sicure dopo il fallimento e una lunga battaglia legale, ha svelato durante la Monterey Car Week — all’evento The Quail — la nuova C8 Preliator XXV Coupé, una supercar in tiratura limitatissima. Sotto la carrozzeria in alluminio batte un V8 biturbo da 800 CV (597 kW) abbinato a un vero cambio manuale a sei marce, con la scelta, ormai controcorrente, di mandare tutta la potenza alle sole ruote posteriori. Ne verranno costruiti soltanto 25 esemplari, ciascuno realizzato su commissione individuale.
- Potenza dichiarata di 800 CV (597 kW) da un V8 biturbo da 4,0 litri.
- Cambio manuale a sei rapporti con leveraggio a vista nell’abitacolo.
- Produzione limitata a 25 esemplari, ciascuno frutto di circa 2.100 ore di lavoro.
- Velocità massima dichiarata superiore ai 350 km/h (217 mph).
Muller sul manuale: se sbagli marcia, è colpa tua
Il messaggio più forte arriva dal fondatore e amministratore delegato Victor Muller, che sulla scelta del cambio manuale non lascia spazio a interpretazioni: fare una cattiva cambiata, dice senza giri di parole, è responsabilità di chi guida. Nessun paddle, nessun sostituto automatizzato.
In un momento in cui persino marchi come Koenigsegg e Ferrari hanno introdotto trasmissioni “manuali” gestite elettronicamente, Spyker rivendica un leveraggio meccanico vero e proprio, con i tiranti a vista nell’abitacolo.
Una filosofia condivisa con McLaren, che ha appena annunciato un manuale con collegamento meccanico. Spyker va nella stessa direzione, mantenendo quella meccanica esposta che è da sempre uno dei tratti distintivi del marchio.
Una rinascita costruita passo dopo passo
L’ultimo ritorno di Spyker affonda le radici nell’ottobre 2025, quando il cofondatore Victor Muller ha riconquistato i diritti sul nome dopo il fallimento della società e un contenzioso legale prolungato. La svolta finanziaria è arrivata a giugno, con l’ingresso nel capitale del magnate delle criptovalute Volodymyr Nosov, di origini ucraine, che ha acquisito una quota rilevante.
Per il lettore appassionato di automobili questo significa che il progetto poggia ora su basi più solide di molte precedenti “resurrezioni” del marchio, spesso naufragate prima ancora di arrivare alla produzione. La C8 Preliator XXV, precisa l’azienda, non è una semplice rivisitazione della vecchia C8, ma una vettura interamente nuova. Il prezzo, però, non è ancora stato comunicato.
L’ossessione per il volo, portata all’estremo
Il tema aeronautico, marchio di fabbrica di Spyker, qui è amplificato al massimo. Prese d’aria NACA alimentano il motore, i gruppi ottici posteriori richiamano i postbruciatori di un caccia e una grande pinna dal tetto verso la coda rende omaggio alla C1 Aerocoque del 1919, un pezzo di storia del marchio. Ricorre poi il motivo isogrid — un reticolo di triangoli intrecciati di ispirazione aerospaziale — su griglia, prese d’aria, pedali, retina degli scarichi e persino sui rivestimenti dei sedili. Anche i cerchi ricordano un’elica.
All’interno l’unico schermo è l’head-up display: una scelta pensata per mantenere l’abitacolo attuale anche a distanza di decenni. La strumentazione è definita dalla stessa Spyker “deliberatamente analogica”. Non manca una “butterfly mode” che apre, con un solo pulsante, tutti i pannelli della carrozzeria, vano motore compreso. Alluminio tornito, teste di vite allineate a mano e un volante cucito — secondo quanto riferito — con due aghi da un unico artigiano completano un’atmosfera d’altri tempi.
L’esemplare di debutto sfoggia una vernice Quail Green con scaglie in oro rosa, finiture in oro rosa e pelle Tuscan Saddle. Per ogni vettura servono circa 2.100 ore di lavorazione, e l’azienda continua ad affidarsi ai pannelli in alluminio battuti a mano dalla Coventry Prototype Panels, in Inghilterra.
Il crossover D8 resta in attesa
Un lancio di successo, fa sapere Spyker, potrebbe aprire la strada alla realizzazione del concept crossover D8 e a un ritorno nelle competizioni GT3. Quel progetto risale al concept D12 Peking-to-Paris presentato al Salone di Ginevra del 2006, ma a distanza di quasi vent’anni una versione di serie non è mai arrivata.
Al di là dei progetti futuri, il dato che conta oggi è che Spyker sia tornata a costruire supercar vere, con tre pedali e tanti cavalli.
Un supercar da 800 CV con cambio manuale a leveraggio esposto: scelta coraggiosa o anacronismo affascinante? Diteci se, potendo, girereste ancora volentieri le marce a mano.































