Per i veterani afflitti da un grave disturbo da stress post-traumatico (PTSD) che non ha risposto alle cure convenzionali, la terapia assistita dalla psilocibina potrebbe rappresentare una nuova via. È quanto emerge dal primo studio clinico statunitense su questo protocollo, pubblicato il 30 luglio 2026 sulla rivista Communications Medicine e condotto dagli studiosi della Ohio State University. Nella sperimentazione pilota, che ha coinvolto 12 veterani, il trattamento si è rivelato sicuro, senza eventi avversi gravi né aumenti del pensiero o dei comportamenti suicidari, e con risultati clinici che hanno superato le aspettative dei ricercatori.
- Il 75% dei 12 partecipanti era in remissione dal PTSD a un mese dalla fine dello studio.
- Nessun evento avverso grave: l’effetto collaterale più comune è stato un lieve mal di testa.
- Calo medio di 27,5 punti nei sintomi valutati dai clinici rispetto al valore di partenza.
«Per una popolazione con un PTSD grave e resistente ai trattamenti, questi risultati sono sorprendenti», ha dichiarato Stacey Armstrong, prima autrice dello studio e vicedirettrice del Center for Psychedelic Drug Research and Education (CPDRE) presso il College of Social Work della Ohio State University.
Un protocollo che combina psicoterapia e due dosi di psilocibina
Il percorso, della durata di undici settimane, ha unito otto ore di psicoterapia a due somministrazioni di psilocibina sintetica — il principio attivo dei cosiddetti “funghi magici” — nelle dosi rispettivamente di 15 e 25 milligrammi. Al trattamento farmacologico sono seguite dalle sei alle otto ore di terapia integrativa.
Dal momento iniziale fino a un mese dopo la fine delle cure, il gruppo ha registrato un calo medio complessivo di 27,5 punti nei sintomi di PTSD valutati dai clinici. Nove partecipanti hanno mostrato una risposta clinica al trattamento ed erano in remissione, non soddisfacendo più i criteri diagnostici del disturbo. I punteggi relativi all’ideazione suicidaria non hanno subito variazioni significative.
Un dato colpisce gli stessi ricercatori: i sintomi del PTSD si erano ridotti già prima della somministrazione del farmaco, al termine della fase di preparazione psicoterapeutica, per poi calare in modo molto più marcato dopo le dosi di psilocibina.
Quanto conta il farmaco e quanto la terapia
Proprio questo aspetto tocca uno dei nodi centrali del dibattito scientifico sulle terapie psichedeliche. «C’è una grande domanda oggi nel campo: quanto di tutto ciò è un effetto del farmaco, quanto è un effetto della terapia e quanto è una combinazione dei due», ha spiegato Alan Davis, autore senior dello studio, direttore del CPDRE e professore associato di social work alla Ohio State. Secondo Davis, «questo trattamento è più di un semplice farmaco: la sostanza è un catalizzatore per il lavoro profondo».
Va ricordato che il PTSD è un disturbo che può insorgere dopo l’esposizione a eventi traumatici e che, come sottolinea Armstrong, per molti veterani i trattamenti disponibili risultano insufficienti, con il rischio di abbandono delle cure, disabilità a lungo termine e un elevato pericolo di suicidio. È questo bisogno insoddisfatto a motivare la ricerca.
Migliaia di candidati per pochi posti
La domanda di aiuto in questa popolazione è emersa con forza già nella fase di reclutamento: oltre 3.600 persone si sono candidate al prescreening online e 668 sono state valutate per l’idoneità. Per partecipare occorreva un PTSD grave considerato resistente ai trattamenti. Sebbene l’obiettivo iniziale fosse di 15 partecipanti, il numero finale è stato di 12: nove uomini e tre donne.
Tra loro Zachariah Collett, veterano dell’esercito statunitense dell’Ohio, arruolatosi nel 2002 e poi diventato paracadutista della polizia militare, con un tour di combattimento di 28 mesi in Iraq. Ritirato per motivi medici a 25 anni, tra le sue diagnosi figurava il disturbo post-traumatico: incubi, irascibilità, stato di allerta costante e rabbia continua. A tre anni dal trattamento, racconta, la terapia ha avuto un effetto profondo su di lui, sulla sua famiglia e sul suo matrimonio.
Cosa manca ancora e cosa dice la ricerca precedente
Gli autori precisano che si tratta di uno studio pilota di piccole dimensioni. I prossimi lavori valuteranno l’efficacia del trattamento fino a sei mesi dopo la sperimentazione, oltre agli eventuali cambiamenti biologici e agli effetti su problemi correlati al PTSD come i disturbi del sonno e l’uso di sostanze. Davis richiama inoltre una precedente ricerca, da lui co-condotta, in cui la remissione della depressione era perdurata per cinque anni dopo un trattamento con psilocibina, elemento che suggerisce una possibile durata degli effetti anche in questo ambito.
Ritenete che le terapie psichedeliche assistite debbano avere un ruolo nel trattamento dei disturbi post-traumatici? Condividete la vostra opinione nei commenti.































