La Hollywood Foreign Press Association (HFPA), l’organizzazione di giornalisti stranieri che nel 1943 diede vita ai Golden Globes, ha depositato martedì una causa antitrust presso la corte federale di Los Angeles contro Penske Media Corporation (PMC), la società editrice che tra le altre testate controlla Variety, The Hollywood Reporter, Rolling Stone e Deadline. Al centro dell’azione legale c’è l’acquisizione dei Golden Globe Awards del 2023: secondo la HFPA, PMC avrebbe orchestrato un piano fraudolento per impossessarsi del premio e assumere il controllo monopolistico del mercato dei riconoscimenti cinematografici e della pubblicità di settore.
- La HFPA chiede danni per almeno 150 milioni di dollari (circa 140 milioni di euro).
- La denuncia, di 113 pagine, ipotizza monopolizzazione, pratiche commerciali sleali e frode.
- Tra i convenuti figurano Jay Penske, la Golden Globe Foundation e il suo CEO Gregory Goeckner.
- PMC respinge le accuse, definendo la HFPA una “organizzazione ormai estinta”.
Nel documento la HFPA sostiene che PMC abbia sfruttato il proprio controllo sulle testate di settore per innescare un boicottaggio contro l’associazione, rendendola vulnerabile a un’acquisizione. La causa parla di uno “schema clandestino” volto ad acquisire fraudolentemente il “prestigioso e prezioso” premio, a distruggere la HFPA e a esercitare un controllo monopolistico sui mercati delle testate di Hollywood, dei premi e della pubblicità.
Un contenzioso che affonda le radici nello scandalo del 2021
La vicenda nasce dalla bufera che travolse la HFPA nel 2021. Un’inchiesta del Los Angeles Times, pubblicata nel febbraio di quell’anno, evidenziò la mancanza di diversità dell’organizzazione — che non contava alcun membro afroamericano — e alcuni casi di conflitto d’interesse. Le polemiche portarono i pubblicisti del settore ad annunciare un boicottaggio della cerimonia, spingendo NBC a rinunciare alla trasmissione dell’edizione del 2022.
Dopo aver adottato una serie di riforme, la HFPA accettò di cedere i Golden Globes. Nel 2023 il premio passò a Dick Clark Productions — controllata da PMC — e a Eldridge, la società di Todd Boehly. Contestualmente venne creata una nuova organizzazione senza scopo di lucro, la Golden Globes Foundation, mentre la HFPA veniva formalmente sciolta.
Le accuse: un “processo fittizio” e milioni trasferiti
Secondo la denuncia, Boehly avrebbe usato il boicottaggio come “pretesto” per “infiltrarsi nella HFPA e acquisire i Golden Globes”, arrivando a ricoprire il ruolo di amministratore delegato ad interim dell’associazione. Insieme all’allora presidente Helen Hoehne e all’allora consulente legale Goeckner avrebbe promosso la transazione che trasferiva il controllo a Dick Clark Productions ed Eldridge. Hoehne, oggi presidente dei Golden Globes, non è indicata tra i convenuti.
La causa afferma che i membri della HFPA sarebbero stati “costretti ad approvare l’operazione con un processo fittizio inquinato da frode, conflitti di interesse e numerose violazioni dei doveri fiduciari”. Si sostiene inoltre che Goeckner avrebbe indotto il tesoriere dell’associazione a trasferire 4 milioni di dollari (circa 3,7 milioni di euro) dalle riserve alla Golden Globes Foundation, e che il coinvolgimento di Penske sarebbe stato nascosto, con l’assunzione del pieno controllo tre mesi dopo la firma dell’accordo.
La denuncia lamenta che ai membri fosse stato garantito il diritto di voto e i biglietti a vita per la cerimonia, ma che Penske avrebbe poi rinnegato l’impegno, riconoscendo il voto solo a chi accettava un impiego diretto con il “Penske Trust”.
Il risultato, si legge nell’atto, sarebbe “un corpo elettorale catturato che opera a discrezione di Penske anziché come organizzazione giornalistica indipendente”. La HFPA sostiene infine che PMC eserciti un potere monopolistico su tre mercati — le testate di settore, i cosiddetti premi “secondari” e la pubblicità “For Your Consideration” — escludendone i propri membri.
Cosa significano le sigle e le poste in gioco
Per orientarsi tra le sigle: la HFPA è un’associazione senza scopo di lucro di tipo 501(c)(6), la categoria fiscale statunitense riservata alle associazioni di categoria. Aveva gestito la premiazione per quasi ottant’anni prima della cessione. Dopo la vendita l’organizzazione avrebbe dovuto chiudere i battenti, ma — secondo il ricorso — lo scorso anno il consiglio direttivo ha sospeso il processo di scioglimento per “adempiere al dovere di indagare sugli illeciti e sui conflitti di interesse” legati all’operazione, mentre alcuni giornalisti stranieri hanno tentato di ricostituire l’associazione.
La replica dura di Penske Media
PMC e i Golden Globes hanno respinto ogni accusa. “La causa di oggi prosegue l’assurdità e l’irrazionalità che il settore si è ormai abituato ad aspettarsi dall’organizzazione ormai estinta un tempo nota come HFPA”, ha dichiarato un portavoce. La società ha sottolineato che “la transazione dei Golden Globes si è conclusa più di tre anni fa e ha ricevuto tutte le necessarie approvazioni”, definendo “categoricamente falsa” qualsiasi affermazione che ne metta in dubbio la validità.
Nel comunicato PMC accusa gli ex membri della HFPA di voler strumentalizzare la Golden Globe Foundation “semplicemente per ottenere biglietti” della cerimonia, e si dice “turbata” dal fatto che un’organizzazione “tanto criticata per fallimenti etici, mancanza di inclusività, razzismo e cattiva condotta” trovi ancora avvocati disposti a “portare avanti simili rivendicazioni illegittime”.
La società ricorda anche che, pochi giorni prima del deposito della causa, avrebbe formalmente offerto ai membri della Golden Globes Foundation diritti di voto estesi e posti in sala alla cerimonia. È bene precisare che, allo stato, si tratta di accuse contenute in un atto giudiziario: spetterà ora al tribunale valutare la fondatezza delle rispettive tesi. Va inoltre segnalato che Deadline, come Variety e The Hollywood Reporter, fa capo a Penske Media, coinvolta in prima persona nella vicenda.
Ritenete che una storica cerimonia come i Golden Globes debba restare nelle mani dei giornalisti che la fondarono o l’ingresso di un grande gruppo editoriale può rafforzarla? Diteci la vostra.































