Per gli automobilisti italiani, così come per quelli tedeschi, un banale graffio in un parcheggio non significa più soltanto qualche ritocco di vernice: può tradursi in un conto a quattro cifre. A puntare il dito è il colosso assicurativo tedesco Allianz, secondo cui la moderna tecnologia dei sistemi di illuminazione è diventata una delle principali cause dell’aumento dei costi di riparazione dei veicoli. Il problema, spiega l’assicuratore in dichiarazioni riportate da Handelsblatt, non è tanto la tecnologia in sé quanto il fatto che spesso i costruttori non offrono soluzioni pratiche di riparazione, imponendo di fatto la sostituzione dell’intero gruppo ottico.
- In Germania ogni anno circa 870.000 fari vengono danneggiati negli incidenti, secondo Allianz.
- Il costo medio di un singolo faro è salito da 708 euro nel 2015 a 1.251 euro nel 2025.
- Alcuni gruppi ottici possono arrivare a costare fino a 6.700 euro (circa 7.650 dollari).
La questione riguarda da vicino anche il mercato italiano, dove il parco auto condivide gli stessi modelli e le stesse tecnologie di illuminazione diffuse in tutta Europa. Un aumento dei costi di sostituzione dei fari si riflette inevitabilmente sui premi assicurativi e sulle spese a carico degli automobilisti, rendendo il tema tutt’altro che astratto per chi guida ogni giorno.
Perché un piccolo graffio costa così tanto
I fari di oggi non sono più semplici lampadine dietro una plastica trasparente. Molti integrano funzioni adattive, tecnologia matrix LED, sistemi di illuminazione laser ed elettronica complessa pensata per migliorare visibilità e sicurezza. Il rovescio della medaglia è che anche un danno minimo può trasformarsi rapidamente in una spesa consistente.
Allianz sostiene che il vero nodo non sia la tecnologia, ma il modo in cui vengono gestite le riparazioni. In molti casi non esistono soluzioni per intervenire su lenti, corpi o componenti elettronici danneggiati, così l’intero gruppo ottico finisce per essere sostituito anche quando è compromessa solo una piccola parte. Regole rigide come quelle tedesche — dove non è nemmeno consentito lucidare i fari opacizzati — non aiutano né gli automobilisti né le compagnie assicurative.
Christian Sahr, a capo dell’Allianz Center for Technology, ha paragonato l’abitudine di buttare via un faro per un piccolo problema al gesto di gettare “un abito costoso per un bottone mancante”.
L’assicuratore chiede fari progettati per essere riparati
Secondo Allianz le cose non devono per forza andare così. L’assicuratore cita l’esempio di Paesi come Francia e Danimarca, dove alcune forme di riparazione dei fari sono già più ampiamente accettate, e chiede a costruttori e regolatori di rendere possibili ulteriori procedure di riparazione invece di ricorrere di default alla sostituzione completa.
Toyota viene indicata come esempio positivo: secondo Allianz, diversi componenti di alcuni gruppi ottici del marchio possono essere sostituiti singolarmente, tra cui lente, corpo, elettronica e sistemi di fissaggio. “Toyota dimostra che è possibile. Perché nessun altro può farlo?”, ha commentato Sahr.
Anche Mercedes prova a rendere i fari più riparabili
Qualcuno si sta già muovendo. Lo scorso dicembre era emerso il piano di Mercedes di sostituire la colla con le viti nei fari futuri, così da renderli più facilmente riparabili. Al salone SEMA di quell’anno, inoltre, Oracle Lighting aveva presentato fari sostitutivi che eliminano del tutto le lenti tradizionali, permettendo ai proprietari di rimpiazzare facilmente i singoli componenti.
Oltre alla riduzione dei costi, Allianz sottolinea i benefici ambientali: sostituire solo le parti danneggiate anziché un intero faro LED può ridurre in modo sensibile rifiuti ed emissioni di CO2. Per il consumatore, un approccio più orientato alla riparabilità significherebbe potenzialmente riparazioni meno onerose e un minore impatto sui premi assicurativi nel tempo.
Vi è mai capitato di ricevere un preventivo salatissimo per la sostituzione di un faro? Pensate che i costruttori dovrebbero progettare gruppi ottici più facili da riparare? Diteci la vostra.































