Il film che sta per debuttare alla Mostra del Cinema di Venezia è già al centro di una controversia. Si intitola Primetime, è distribuito dalla casa indipendente A24, e vede Robert Pattinson nei panni del giornalista americano Chris Hansen. Proprio Hansen, però, sostiene di non essere riuscito a vederlo: il 66enne cronista, storico volto del programma To Catch a Predator, racconta di essersi presentato giovedì mattina negli uffici di A24 per una proiezione privata alle 10 e di essersene andato senza aver visto un solo fotogramma, dopo aver rifiutato di firmare un accordo legale che descrive come mai visto prima in quarant’anni di carriera.
- Chris Hansen dice di aver lasciato gli uffici A24 senza vedere Primetime per non firmare un accordo.
- Nel film Robert Pattinson interpreta Hansen; l’uscita nelle sale è fissata per il 25 settembre.
- Fonti vicine alla produzione parlano invece di un normale accordo di riservatezza (NDA).
Hansen ha esposto la sua versione durante un’intervista alla trasmissione di Fox News Jesse Watters Primetime. “Gli avvocati di A24 volevano che rinunciassi ai diritti sul mio nome, sulla mia immagine e sul mio marchio, sostanzialmente, oltre a qualsiasi potenziale diritto legale derivante dal film”, ha dichiarato. “Non potevo firmare una cosa del genere, così non me lo hanno mostrato. Ero andato fin laggiù.” Il giornalista ha definito il documento “un accordo molto restrittivo”, aggiungendo di non aver “mai visto nulla di simile” e precisando che i suoi legali avevano già esaminato le carte, sconsigliando la firma.
Le fonti della produzione: era un normale accordo di riservatezza
La ricostruzione fornita dallo studio è diversa. Secondo fonti vicine alla produzione, a Hansen sarebbe stato chiesto di firmare un semplice NDA, l’accordo di non divulgazione che tutti gli spettatori delle anteprime sono tenuti a sottoscrivere una settimana prima per assistere a un film non ancora uscito. Si tratta, spiegano, di uno strumento standard, pensato soprattutto per evitare spoiler e proteggere la proprietà intellettuale dello studio.
Un NDA è, in effetti, una prassi comune nell’industria cinematografica: chi non è coinvolto in un progetto firma di norma questi documenti prima di vedere un’opera in anteprima. Le stesse fonti sostengono che chi ha già visto Primetime senza firmare abbia rapporti personali con gli autori ed è accreditato nel film.
Hansen ribatte di non sapere cosa lo studio possa temere, semplicemente perché non ha visto nulla: “Se guardi il trailer, è evidentemente una versione molto drammatizzata. Mi avevano detto che è romanzata sotto molti aspetti”.
Un ritratto “ispirato a eventi reali”, non un biopic
Diretto da Lance Oppenheim e scritto da Ajon Singh, Primetime ripercorre la produzione, i dilemmi etici e il sensazionalismo mediatico dietro To Catch a Predator, il programma con telecamere nascoste andato in onda dal 2004 al 2007. Il film è ispirato al libro Tonight on Dateline This Man Will Die di Luke Dittrich ed è presentato dal distributore come “ispirato a eventi reali”, non come biografia di Hansen. Nel cast figurano anche Merritt Wever, Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers, Matthew Maher e Bokeem Woodbine. L’uscita nelle sale è prevista per il 25 settembre.
Il giornalista tiene a chiarire di non avere alcun interesse economico: dice di non essere stato pagato, di non aver ricevuto alcun ruolo di consulente e di aver scoperto l’esistenza del progetto grazie al proprio fiuto investigativo. La sua irritazione, lascia intendere, riguarda più i tempi con cui è stato contattato che il film in sé.
Chi ha ragione, secondo voi: uno studio che tutela il proprio film o un giornalista che difende nome e immagine? Diteci cosa ne pensate, soprattutto se vi aspettate di vedere Primetime a Venezia.































