Dopo tre giorni di botta e risposta a distanza, la segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente del M5s Giuseppe Conte hanno provato a ricucire lo strappo attorno a un tavolo. I due leader si sono incontrati a pranzo in un ristorante romano, a Campo de’ Fiori, per un colloquio durato oltre un’ora e organizzato all’insaputa degli altri protagonisti del campo progressista. Un faccia a faccia definito di chiarimento, utile a fare il punto sull’attualità politica dopo le frizioni degli ultimi giorni. Sul merito, però, le distanze tra i due partiti restano: sull’Ucraina il Movimento 5 Stelle non arretra, mentre sul metodo delle primarie il Pd conferma la propria road map.
- Schlein e Conte si sono visti a pranzo a Roma per un incontro di chiarimento durato oltre un’ora.
- Conte ribadisce il “No” all’invio di armi all’Ucraina: “La nostra posizione resta la stessa, ma rispetto quella del Pd”.
- Schlein insiste: prima il programma condiviso, poi le primarie.
- In Aula il campo largo trova l’intesa su una risoluzione unitaria sullo scostamento di bilancio.
A far precipitare i toni, nei giorni scorsi, era stata la proposta del leader del M5s di affidare alle primarie la definizione delle linee più delicate della coalizione, a partire dal sostegno a Kiev. In sintesi: chi vince la consultazione detta la linea, anche sulle armi. Un’uscita che aveva provocato la reazione immediata del Partito democratico e la replica gelida della segretaria: “Non funziona così”.
Conte tende la mano ma non cambia linea sulle armi
A margine dell’incontro, intercettato dai cronisti fuori da Montecitorio, Conte ha voluto smorzare i toni personali. “Con Schlein nessun problema personale – ha spiegato – Oggi ci siamo visti a pranzo, lo avevamo concordato già la settimana scorsa. La dialettica politica rimane, ma nel rispetto reciproco”. Un modo per chiarire che l’appuntamento era stato fissato prima delle polemiche.
Sul contenuto, tuttavia, l’ex premier non ha fatto passi indietro: “Sull’Ucraina in questi giorni ho detto e ripetuto le stesse cose che io e il M5S diciamo da 4 anni, la nostra posizione è sempre la stessa. Ma rispetto le posizioni del Partito democratico”. Acqua sul fuoco, dunque, senza però spegnerlo del tutto.
Il metodo delle primarie divide i due leader
Il nodo è noto: nei giorni scorsi Conte aveva ribadito il “No” all’invio di armi all’Ucraina, aggiungendo che saranno gli elettori a scegliere la linea attraverso la selezione del candidato leader. Nel faccia a faccia, Schlein ha ribadito che la road map concordata con il Pd è un’altra: prima il programma, poi le primarie, perché chi vince rappresenterà una linea condivisa da tutti e non quella del proprio partito. Di conseguenza, la posizione sull’Ucraina dovrà essere definita prima del voto ai gazebo. Dal Pd hanno parlato di “clima disteso” e di un incontro utile a “fare il punto sui prossimi passi”.
Nel Pd c’è chi sospetta che Conte stia alzando il tiro perché, in fondo, non vorrebbe le primarie, contando di poterle far saltare e condurre poi la campagna elettorale sul tema pacifista.
Sul punto, però, le uscite del leader M5s non si scontrano con quelle di Schlein: anche Conte ripete da sempre che il programma viene prima. L’idea delle primarie come banco di prova sull’Ucraina, secondo questa lettura, sarebbe stata semmai un modo per accelerare sulla consultazione. Del resto, presentarsi al voto con una Giorgia Meloni priva di sfidante sarebbe controproducente per la coalizione. E a chi scrive che il M5s vuol rompere col campo largo, nel M5s replicano seccamente: “Sciocchezze, non serve a nessuno avvelenare i pozzi”.
In Aula arriva l’intesa sullo scostamento di bilancio
Al di là dei rapporti tra leader, il campo largo ha superato il test dell’Aula sulle comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti relative allo scostamento di bilancio. I capigruppo di Pd, M5s e Avs hanno lavorato a un documento unitario. Il punto più delicato riguardava il Safe, il prestito europeo per la difesa considerato il primo pilastro del piano di riarmo Ue: M5s e Avs sono contrari, mentre il Pd mostra un’apertura sostanziale nell’ottica di una difesa comune europea. L’accordo è arrivato grazie a una formula che esclude “che le risorse disponibili siano destinate a impegni di spesa militare”.
Renzi spinge sull’unità del centrosinistra
Tra chi lavora, almeno a parole, per saldare l’alleanza c’è Matteo Renzi. Il leader di Italia viva ha ridimensionato la disputa sulle regole delle primarie, indicando come priorità il costo della vita: “Meloni ha una coalizione divisa. Quello che non può fare il centrosinistra è dividersi”. Un richiamo alla necessità di presentarsi compatti per contendere la vittoria alla maggioranza di governo.
Il campo largo riuscirà a trovare una linea comune sull’Ucraina prima delle primarie, oppure la questione resta la vera spina nel fianco dell’alleanza? Diteci la vostra nei commenti.































