Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato sabato sera di aver deciso di “annullare l’attacco” contro l’Iran, sostenendo che Teheran “e altri Paesi del Medio Oriente” gli avevano chiesto di sospendere i raid perché sarebbero stati concordati i “termini generali” di un accordo per porre fine al conflitto in corso da oltre cinque mesi. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, Trump ha condizionato lo stop al raggiungimento “rapido” di un’intesa che comprenderebbe l'”apertura immediata, completa e totale dello Stretto di Hormuz e la fine della minaccia nucleare iraniana”, precisando che anche Israele si unisce all’impegno.
- Trump dice di aver sospeso i nuovi raid su richiesta di Teheran e di altri Paesi, a patto di un accordo rapido.
- L’intesa prevedrebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del programma nucleare iraniano.
- L’Iran smentisce di aver chiesto lo stop e attribuisce la decisione a difficoltà militari statunitensi.
- Il Dipartimento di Stato Usa ha diffuso allerte per gli americani in dieci Paesi della regione.
La marcia indietro arriva a meno di 24 ore da una svolta opposta. Venerdì Trump aveva dichiarato ai giornalisti di stare “perdendo fiducia” nella prospettiva di un accordo di pace e aveva minacciato di colpire l’Iran “molto duramente”. Ancora nel post del sabato il tono resta bellicoso: gli Stati Uniti, ha scritto il presidente, sono pronti a intervenire “con livelli di terrore, forza e potenza militare mai visti dalla Seconda Guerra mondiale”, e le forze americane restano “pronte a colpire”.
“In base a questa richiesta, ho accettato, per il bene del futuro del mondo e per la sopravvivenza di un Iran prospero e di successo, di annullare l’attacco, a patto che si arrivi rapidamente a un accordo”, ha scritto Trump.
Una telefonata saudita avrebbe pesato sulla decisione
Secondo diverse ricostruzioni, prima dell’annuncio il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, leader di fatto del regno, ha telefonato a Trump esprimendo preoccupazione per una possibile escalation. Una fonte a conoscenza del colloquio, citata inizialmente dal sito Axios, riferisce che Riad teme che un attacco statunitense alle infrastrutture energetiche iraniane possa spingere Teheran a rispondere colpendo gli impianti dell’Arabia Saudita e degli altri Paesi del Golfo. L’agenzia saudita Spa ha riportato l’appello di bin Salman a “dare priorità al dialogo” per evitare che la regione venga trascinata in “un conflitto più ampio”.
Nei giorni scorsi il principe ereditario aveva inviato a Washington il fratello, il ministro della Difesa Khalid bin Salman, per incontri con Trump e con il vicepresidente JD Vance dedicati alla strategia sull’Iran.
Teheran smentisce la versione della Casa Bianca
Da Teheran la ricostruzione di Trump viene respinta. Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando unificato Khatam al-Anbiya, quartier generale operativo delle forze armate iraniane, ha attribuito lo stop non a una richiesta della Repubblica islamica ma alle difficoltà militari americane: “Dopo aver lanciato minacce per ben tre volte, hanno finalmente deciso di annullare l’attacco. Il motivo è l’esaurimento dei vostri sistemi di difesa aerea e delle vostre attrezzature operative nella regione”.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha inoltre avvertito, in una telefonata con l’omologo saudita Faisal bin Farhan, che “qualsiasi azione ostile” da parte di Stati Uniti e Israele, o la complicità di Paesi della regione, incontrerà “una risposta proporzionata” da parte dell’Iran, con la responsabilità delle conseguenze a carico dei responsabili. Anche il ministro saudita ha chiesto una de-escalation.
Lo Stretto di Hormuz al centro della crisi
Il nodo dell’intesa è lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo tra il Golfo Persico e il mare aperto attraverso cui transita, secondo le stime richiamate dalle fonti, circa un quarto del petrolio scambiato via mare a livello mondiale. Il conflitto è cominciato a fine febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno condotto una serie di raid contro l’Iran, spingendo Teheran a chiudere di fatto lo stretto.
A giugno le parti sembravano aver compiuto progressi con la firma di un “memorandum d’intesa” che prevedeva la fine delle ostilità, il ritiro del blocco navale statunitense e la riapertura dello stretto da parte iraniana, oltre alla conferma che Teheran non avrebbe sviluppato armi nucleari. L’accordo provvisorio concedeva 60 giorni per un’intesa definitiva, ma la ripresa dei combattimenti in questa settimana — dopo il lancio di missili balistici iraniani contro forze Usa e la successiva rappresaglia americana su decine di siti attribuiti ai Guardiani della Rivoluzione — ne ha messo in dubbio l’attuazione.
Sul piano della sicurezza, sabato il Dipartimento di Stato ha diffuso nuove allerte per i cittadini statunitensi in dieci Paesi della regione — Bahrein, Israele, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti — invitandoli a prepararsi a possibili cancellazioni di voli, chiusure temporanee dello spazio aereo e disagi ai viaggi.
Ritenete che l’annuncio di Trump apra davvero a una tregua o sia solo una pausa tattica in un conflitto destinato a riaccendersi? Diteci la vostra opinione nei commenti.































