«Dopo aver ascoltato con attenzione tutti i punti di vista, è diventato chiaro che il progetto ha creato divisioni di una natura tale che, indipendentemente dal livello di sostegno, non sono più nell’interesse dell’obiettivo fissato inizialmente». Con queste parole, affidate a un comunicato di venerdì, Gianni Infantino ha annunciato l’abbandono del suo piano per aprire a investitori privati una quota dei futuri profitti dei Mondiali e di tutti gli eventi FIFA. La marcia indietro arriva a meno di due settimane dalla finale del torneo e chiude, almeno per ora, una delle fratture più profonde nel calcio mondiale recente.
- Infantino ha ritirato il piano che prevedeva la creazione di una controllata, FIFA Forward Enterprise, aperta a investitori privati.
- La proposta puntava a raccogliere 4,2 miliardi di dollari cedendo circa il 20% su una valutazione di 20 miliardi.
- Contro il progetto si erano schierate tutte le federazioni europee, oltre a dirigenti FIFA, leghe nazionali e tifosi.
Le dimissioni e le critiche interne hanno isolato il presidente
Il segnale più forte è arrivato dall’interno della stessa FIFA. Il consigliere senior di Infantino, l’ex banchiere di Goldman Sachs Carlos Cordeiro, si è dimesso definendo l’accordo un cattivo affare. Il direttore operativo della FIFA, Kevin Lamour, ha diffuso all’agenzia Associated Press una dichiarazione durissima in difesa dei colleghi, arrivando di fatto a invitare il proprio capo a licenziarlo.
Nel giro di pochi giorni, chi appariva intoccabile fino a inizio settimana si è ritrovato quasi senza alleati.
La minaccia di boicottaggio dell’UEFA ha fatto da detonatore
La mossa decisiva è stata compiuta giovedì dall’UEFA, l’organismo del calcio europeo, che ha annunciato l’intenzione di boicottare tutte le competizioni FIFA fino a quando Infantino non avesse ritirato il piano. Un peso enorme, considerando che le squadre europee dominano abitualmente i trofei FIFA come il Mondiale maschile e il Mondiale per club, che sono anche le maggiori fonti di ricavi dell’organizzazione.
Il timore condiviso era che gli investitori privati pretendessero valore da un numero crescente di partite e da competizioni sempre più grandi, alterando gli equilibri del calcio globale. Un simile scenario, secondo i critici, avrebbe potuto sottrarre attenzione e risorse al calcio per club, inclusa la UEFA Champions League, in un contesto in cui i calendari sono già congestionati, i giocatori di vertice al limite e i ricavi da diritti tv e sponsor non illimitati.
Che cosa prevedeva il piano ritirato
La proposta avrebbe creato una controllata, denominata FIFA Forward Enterprise (FFE), destinata a raccogliere le attività redditizie di un organismo che resta formalmente senza scopo di lucro: organizzazione dei tornei, vendita dei diritti televisivi, sponsorizzazioni, biglietteria e hospitality. La FIFA puntava a raccogliere 4,2 miliardi di dollari cedendo una quota di circa il 20% della FFE, su una valutazione complessiva di 20 miliardi. L'”investitore di riferimento” sarebbe stato Thrive Eternal, veicolo lanciato da Joshua Kushner, il cui fratello Jared è genero del presidente statunitense Donald Trump.
Alle 211 federazioni nazionali, già di fatto proprietarie dell’organismo in quanto associazione senza scopo di lucro di diritto svizzero, erano stati offerti 20 milioni di dollari ciascuna, con scadenza per l’adesione fissata al 19 settembre. Le stesse federazioni hanno già diritto a 10 milioni ciascuna nei prossimi quattro anni, somma finanziata in larga parte dai ricavi record da 15 miliardi di dollari della FIFA per il ciclo 2023-26 legato al Mondiale appena concluso. Con la FFE quella cifra sarebbe raddoppiata a 20 milioni, per poi salire a 22 milioni fino al 2034 e a 24 milioni fino al 2038: una somma enorme per le piccole federazioni di luoghi come Andorra, Montserrat o Papua Nuova Guinea, molto meno decisiva per potenze come Inghilterra, Spagna o Francia.
Il fronte dell’opposizione e i pochi appoggi rimasti
Contro il progetto si erano schierati alcuni vicepresidenti FIFA, diversi dirigenti di vertice, tutte le federazioni europee, gli organismi calcistici di Asia e Nord America, il gruppo globale delle leghe nazionali e numerosi tifosi. Molti hanno contestato soprattutto il metodo: Infantino sembra non aver consultato nessuno mentre lavorava al piano nell’ultimo anno, periodo in cui è apparso concentrato sulla vicinanza a Trump. Lo stesso presidente statunitense ha dichiarato venerdì di non aver parlato con il numero uno della FIFA del progetto di vendere quote del torneo.
Il tradizionale bacino di sostegno di Infantino in Africa, che conta 54 dei 211 voti, era rimasto neutrale di fronte all’offerta. Il gruppo sudamericano CONMEBOL, guidato dal vicepresidente FIFA Alejandro Dominguez, ha fatto sapere venerdì di aver ricevuto la proposta e di volerla valutare «con il rigore che richiede».
Infantino aveva lasciato New York con lettere di sostegno elettorale da circa 200 delle 211 federazioni in vista della probabile rielezione prevista per marzo. Anche dopo aver accantonato il progetto, però, la solidità di quel consenso resta tutt’altro che scontata.
Ritenete che gli investitori privati non debbano avere spazio nei Mondiali, oppure che il calcio mondiale abbia bisogno di nuovi capitali per crescere? Diteci come la pensate nei commenti.































