Direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la rassegna organizzata dalla Biennale che è considerata insieme a Cannes il festival più prestigioso al mondo e un termometro decisivo per la corsa agli Oscar, Alberto Barbera ha presentato giovedì mattina il programma dell’83ª edizione. Affiancato da Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, Barbera ha annunciato una selezione ampia e a forte vocazione autoriale, in cui figurano registi come Casey Affleck, Werner Herzog, Hirokazu Koreeda, Lee Chang-Dong, Martin McDonagh e Nanni Moretti. La manifestazione si terrà al Lido dal 2 al 12 settembre.
- L’83ª Mostra del Cinema di Venezia si svolge dal 2 al 12 settembre.
- Apre “Ink” di Danny Boyle, in concorso; chiude “Dio Ride” di Giovanni Veronesi, fuori concorso.
- Maggie Gyllenhaal presiede la giuria; Leone d’Oro alla carriera a George Clooney ed Ellen Burstyn.
- Come a Cannes, quasi assenti i titoli dei grandi studio hollywoodiani.
Ad aprire il festival è il film su Murdoch di Danny Boyle
Come già annunciato, la Mostra si apre il 2 settembre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema con “Ink” di Danny Boyle, presentato in concorso. Il dramma biografico, ambientato negli anni Sessanta, racconta l’acquisizione del tabloid britannico The Sun da parte dell’imprenditore Rupert Murdoch. Nel cast Guy Pearce è Murdoch, Jack O’Connell interpreta il direttore Larry Lamb e Claire Foy veste i panni di Jules Davies. La sceneggiatura è firmata da James Graham a partire dalla propria pièce teatrale, candidata ai Tony. Netflix ha acquisito i diritti statunitensi del film.
A chiudere l’edizione, il 12 settembre, sarà invece “Dio Ride” di Giovanni Veronesi, fuori concorso, con Pierfrancesco Favino nei panni di un frate della Toscana del Seicento che parla di Dio in modo gioioso, attirandosi l’ostilità della Chiesa.
Un concorso a forte presenza d’autore e italiana
In concorso per il Leone d’Oro, Casey Affleck porta “Company”, descritto come un horror gotico, accanto a Nick Nolte. Il sudcoreano Lee Chang-Dong torna alla regia con “Possible Love”, primo film dopo “Burning” del 2018, mentre il giapponese Hirokazu Koreeda presenta “Look Back”. Martin McDonagh firma “Wild Horse Nine” con Sam Rockwell, suo primo lungometraggio dopo “The Banshees of Inisherin”.
Nutrita la pattuglia italiana: Nanni Moretti torna in concorso a Venezia con “Succederà Questa Notte”, interpretato da Louis Garrel, e Andrea Pallaoro presenta “The Echo Chamber”, basato su una sceneggiatura di Bernardo Bertolucci. Tra gli altri titoli in gara, “Bunker” di Florian Zeller con Penélope Cruz e Javier Bardem, “Primetime” di Lance Oppenheim con Robert Pattinson, “Bucking Fastard” di Werner Herzog con le sorelle Kate e Rooney Mara e “Mr. Nelson, Did You Kill People?” di Shinya Tsukamoto.
Fuori concorso documentari, tributi e attualità
Il fuori concorso schiera Paul Schrader con “The Basics of Philosophy”, interpretato da Jack Huston e Sofia Boutella. Luca Guadagnino, habitué del Lido, non presenta il suo progetto legato a OpenAI “Artificial”, ma il documentario su Bernardo Bertolucci “Joie De Vivre”, della durata di sette ore. Wim Wenders firma un documentario sull’architetto svizzero Peter Zumthor, mentre Dylan Southern e Will Lovelace raccontano il ritorno degli Oasis in “Oasis: Don’t Look Back In Anger”.
Laura Poitras presenta con Rachel Mueller il cortometraggio “They’re Here”, con immagini inedite delle proteste in Minnesota contro le retate dell’ICE volute da Trump. La stessa Maggie Gyllenhaal proietta “Flesh Impact”, omaggio a Marilyn Monroe nel centenario della nascita, con Dakota Johnson ed Ellen Burstyn.
Una giuria a guida femminile e i Leoni alla carriera
A presiedere la giuria del concorso è Maggie Gyllenhaal, terza donna in questo ruolo negli ultimi cinque anni dopo Isabelle Huppert, Julianne Moore e Cate Blanchett. Con lei siedono Johnnie To, Kaouther Ben Hania, Shahrbanoo Sadat, Xavier Giannoli, Daniel Blumberg e Francesco Casetti. A George Clooney ed Ellen Burstyn andrà il Leone d’Oro alla carriera.
Come già accaduto a Cannes, i grandi studio hollywoodiani risultano quasi del tutto assenti, un segnale che alimenta le voci su un progressivo raffreddamento delle major verso il circuito dei festival.
Per Barbera, tradizionalmente abile nel convincere gli studio e Netflix a portare al Lido i loro titoli di prestigio, questa edizione rappresenta anche una prova della tenuta di quel rapporto in un momento di trasformazione dell’industria.
Quale film di questo concorso vi incuriosisce di più? Diteci il vostro favorito per il Leone d’Oro nei commenti.































