La minaccia di Donald Trump di scatenare la “più devastante operazione economica mai intrapresa contro un Paese” ha innescato una raffica di reazioni da Teheran, dove i vertici della Repubblica islamica hanno risposto con un misto di sfida pubblica e insolite ammissioni sulle difficoltà dell’economia. L’annuncio, diffuso mercoledì notte dal presidente americano su Truth Social e ribadito nei giorni successivi dal segretario al Tesoro Scott Bessent, punta a colpire chiunque commerci con l’Iran. La risposta iraniana — tra la promessa di non arrendersi e l’avvertimento agli altri Paesi — arriva mentre i colloqui di pace restano congelati e la marina statunitense mantiene il blocco navale sui porti iraniani.
- Trump ha annunciato mercoledì quella che ha definito la “più devastante operazione economica” mai condotta contro l’Iran.
- Il presidente Pezeshkian rivendica: “Non siamo diventati il Venezuela”, ma ammette la “vergogna” per la crisi economica.
- Cina ed Emirati Arabi Uniti hanno reagito in modo opposto: Pechino critica le sanzioni, Abu Dhabi ha tagliato ogni rapporto con Teheran.
Teheran promette resistenza: “La nostra risposta sarà come un terremoto”
Il tono più duro è arrivato da Mohsen Rezaei, a capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. “Dichiariamo a tutti i Paesi: non unitevi alla guerra economica scatenata dagli Stati Uniti”, ha detto in televisione, avvertendo che “qualsiasi Paese che partecipi all’imposizione di restrizioni economiche contro di noi è considerato un nemico”. Se Trump dovesse “passare all’azione— ha aggiunto — il nostro confronto sarà come un terremoto”. Rezaei ha anche ribadito che lo stretto di Hormuz “è chiuso e non riaprirà finché gli Usa non cambieranno atteggiamento e non rispetteranno i loro impegni”.
Dalla diplomazia è arrivata invece l’accusa di illegittimità. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, in un messaggio su X, ha bollato l’iniziativa americana come “una completa erosione della sovranità” e un’“affermazione di sovranità extraterritoriale” contro gli Stati membri delle Nazioni Unite. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha liquidato le misure come “destinate a fallire”: “Abbiamo già visto questo film”, ha scritto, definendo l’annuncio un diversivo dalla “vera crisi americana”, il debito e l’impennata degli interessi.
Pezeshkian ammette la crisi ma respinge il paragone con il Venezuela
Il presidente Masoud Pezeshkian ha parlato apertamente di “una guerra economica, militare e di sicurezza su vasta scala”, sostenendo che Washington aveva previsto un collasso dell’Iran sul modello venezuelano. “Non solo non è successo, ma è diventata una potenza che ha stupito il mondo per la sua resistenza”, ha detto in un discorso televisivo, aggiungendo però che il governo si “vergogna” dei gravi problemi economici e cerca di ridurre l’inflazione. “Non ci arrenderemo mai”, ha concluso, pur invitando altrove a chiudere il conflitto “oggi, mentre siamo in una posizione di forza e dignità”.
A incrinare il fronte interno è stato il presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf: “Per quanto forti possiamo essere militarmente, se il popolo ha fame e non abbiamo circolazione finanziaria, crescita e produzione interna, non resisteremo”.
In visita in Iraq venerdì, Ghalibaf ha rivolto un’altra stoccata ai falchi: “Come chi ha vissuto la guerra, capiamo il vero valore della pace”. Sul fronte economico, il governatore della banca centrale Abdolnaser Hemmati ha ammesso in tv che “è una realtà che non stiamo esportando petrolio”, denunciando il congelamento delle riserve valutarie.
Washington rilancia, Pechino frena
Dal versante americano, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha alzato la posta: le nuove sanzioni faranno “crollare” l’Iran e per gli altri Paesi vale la logica “o con noi o contro di noi”. “Sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia mondiale”, ha dichiarato, annunciando ulteriori dettagli in una conferenza stampa prevista per lunedì. Trump stesso, parlando venerdì ai giornalisti, si è detto in attesa degli sviluppi: “Vorrebbero fare un accordo, ma non sono pronti a fare quello giusto, secondo me”.
Le reazioni internazionali si sono divise nettamente. La Cina, tra i principali partner strategici di Teheran, ha criticato la campagna: “Sanzioni e pressioni non aiuteranno a risolvere la questione”, ha detto il portavoce Lin Jian, invitando alla via “politica e diplomatica”. All’opposto gli Emirati Arabi Uniti, che mercoledì hanno annunciato l’interruzione di tutti i rapporti finanziari ed economici con l’Iran “fino a nuovo avviso”, motivandola con le “escalation che minano la pace e la sicurezza” regionali.
Un’economia già in ginocchio
Il contesto in cui queste dichiarazioni si inseriscono è quello di una crisi profonda. L’inflazione ha superato l’80%, con i prezzi di alcuni beni alimentari raddoppiati, mentre la valuta ha perso un ulteriore 30% del suo valore quest’anno. Il Fondo monetario internazionale ha stimato ad aprile una contrazione del 6,1% dell’economia iraniana, la peggiore da decenni, e un funzionario del ministero del Lavoro ha calcolato oltre un milione di posti di lavoro persi entro fine maggio.
Sul piano marittimo, il traffico attraverso lo stretto di Hormuz si è praticamente fermato: giovedì vi hanno transitato solo quattro navi mercantili, nessuna delle quali grandi petroliere o metaniere. Teheran ha però concesso il passaggio ad alcune petroliere irachene, dopo ripetute richieste di Baghdad avanzate proprio durante la visita di Ghalibaf. Sui mercati, intanto, il petrolio Brent è salito sopra i 94 dollari al barile.
Per la ricercatrice Sanam Vakil di Chatham House, Trump sottovaluta ancora una volta la determinazione di una leadership che considera la resistenza — e non la resa — l’unica via alla sopravvivenza. Ciò significa che, sul piano pratico, ogni nuovo giro di vite rischia di rafforzare la narrazione interna dell’assedio anziché piegare il regime, come già avvenuto in quasi cinquant’anni di sanzioni pressoché ininterrotte.
Pensate che la nuova offensiva economica di Trump possa piegare Teheran, o rischia solo di rafforzare la linea della resistenza? Diteci la vostra.































