Per la prima volta in un decennio, i dipendenti di Hyundai e Kia in Corea del Sud hanno abbandonato le linee di montaggio, dando vita a uno sciopero completo che segna una svolta nelle relazioni industriali del più grande gruppo automobilistico del Paese. A loro si sono uniti anche i lavoratori della componentistica: tutti chiedono salari più alti, bonus più consistenti e, soprattutto, maggiori garanzie occupazionali di fronte all’avanzare dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Secondo quanto riferito da Reuters, circa 40.000 iscritti al sindacato di Hyundai sono attesi alla mobilitazione, con un presidio organizzato davanti alla sede centrale dell’azienda.
- Primo sciopero completo in dieci anni per i lavoratori di Hyundai e Kia in Corea del Sud.
- Le richieste includono l’innalzamento dell’età pensionabile oltre gli attuali 60 anni e bonus più alti.
- Timori per l’impiego dei robot Boston Dynamics negli stabilimenti a partire dal 2028.
Una giornata di sciopero per dare voce alle richieste
La protesta, indetta per una sola giornata, punta a mettere in evidenza le rivendicazioni dei lavoratori. Tra queste, la principale riguarda l’aumento dell’età pensionabile obbligatoria, oggi fissata a 60 anni. I dipendenti chiedono inoltre bonus più generosi e tutele più solide contro la sostituzione del lavoro umano con le macchine.
Secondo il sindacato, la mobilitazione congiunta ha coinvolto lavoratori di circa 50 siti produttivi. “Questo sciopero serve a proteggere le radici dell’industria automobilistica coreana e a difendere la dignità del lavoro”, ha dichiarato Park Sang-man, presidente del Korean Metal Workers’ Union.
I robot al centro delle preoccupazioni
Il nodo dell’automazione è diventato sempre più centrale. Hyundai si prepara infatti a introdurre i robot di Boston Dynamics nei propri impianti a partire dal 2028, alimentando i timori che le macchine possano finire per rimpiazzare i lavoratori nel tentativo di ridurre i costi e aumentare la produttività.
A luglio la casa automobilistica aveva annunciato che il robot Atlas dovrebbe entrare in servizio presso l’impianto Hyundai Motor Group Metaplant America nel giro di due anni, inizialmente per supportare le operazioni di sequenziamento dei componenti. L’azienda prevede però che il robot diventerà progressivamente più capace, arrivando a svolgere l’assemblaggio di componenti entro il 2030.
La prospettiva di robot capaci di assemblare componenti entro pochi anni spiega perché la tutela del posto di lavoro sia diventata la vera posta in gioco di questa vertenza.
Perché la vicenda interessa anche l’Europa
Boston Dynamics, l’azienda dietro i robot destinati agli stabilimenti, fa parte del gruppo Hyundai, che è tra i principali produttori automobilistici presenti anche sul mercato europeo e italiano. La questione di come conciliare l’introduzione dell’automazione con la salvaguardia dell’occupazione è un tema che riguarda da vicino l’intero settore, in una fase in cui l’industria dell’auto affronta una profonda trasformazione tecnologica. Ciò significa che le tensioni emerse in Corea del Sud potrebbero anticipare dinamiche destinate a ripresentarsi anche in altri mercati.
Una scia di agitazioni iniziata a luglio
Lo sciopero rappresenta l’ultimo episodio di una serie di agitazioni sindacali cominciate a luglio, che secondo le ricostruzioni hanno finora incluso scioperi parziali. Queste azioni avrebbero avuto un impatto sulla produzione di circa 55.200 veicoli, per un valore superiore a 1,67 miliardi di dollari (circa 1,5 miliardi di euro).
L’automazione nelle fabbriche è una minaccia per i posti di lavoro o un passo inevitabile per la competitività dell’industria? Diteci cosa ne pensate nei commenti.































