Il fronte europeo del calcio è la prima spina nel fianco di Gianni Infantino. Le federazioni del Vecchio Continente, riunite attorno alla Uefa guidata da Aleksander Ceferin, stanno premendo perché il presidente della Fifa lasci l’incarico, dopo il naufragio del suo progetto di apertura ai capitali privati. In questo clima, secondo il New York Post e la BBC, il dirigente italo-svizzero avrebbe cercato aiuto oltreoceano, rivolgendosi all’amministrazione di Donald Trump per consolidare la propria posizione. Un tentativo, quello attribuito a Infantino, che sia la Fifa sia il governo statunitense hanno però smentito con nettezza.
- Il New York Post riferisce che Infantino avrebbe programmato una telefonata con il segretario di Stato Usa Marco Rubio.
- Fonti Fifa e il Dipartimento di Stato americano hanno negato qualsiasi contatto.
- Venerdì Infantino ha ritirato il piano di cessione di quote delle competizioni Fifa.
- Diverse federazioni europee non sosterranno la sua ricandidatura.
Le federazioni europee spingono per le dimissioni
La pressione sul numero uno del calcio mondiale è cresciuta nel giro di pochi giorni. Inghilterra, Galles e Finlandia hanno già fatto sapere che non appoggeranno una nuova candidatura di Infantino, mentre Uefa e Concacaf hanno espresso pubblicamente la propria contrarietà. La federazione europea è arrivata a minacciare azioni legali. Secondo quanto riportato dall’Equipe, anche il presidente francese Emmanuel Macron si sarebbe allineato alla linea di Ceferin, con l’obiettivo di “preservare l’unità del calcio mondiale ed evitare qualsiasi spaccatura duratura tra continenti e confederazioni”.
Cosa prevedeva il piano ritirato
All’origine della crisi c’è il progetto, poi accantonato, di scorporare gli asset commerciali della Fifa in una nuova entità partecipata da investitori privati. Secondo Al Jazeera, il piano puntava a raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari (circa 3,9 miliardi di euro) attraverso la cessione di una quota di circa il 20% di una nuova società che avrebbe gestito competizioni come i Mondiali. L’iniziativa doveva essere sostenuta da Thrive Capital, fondata da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner, genero di Donald Trump. Di fronte alla feroce opposizione degli stakeholder — culminata nella minaccia di boicottaggio votata all’unanimità dalle federazioni Uefa — Infantino ha fatto marcia indietro venerdì.
Il presunto contatto con Rubio e la doppia smentita
Secondo il New York Post, che cita due fonti informate, Infantino avrebbe programmato per la giornata odierna una conversazione telefonica con il segretario di Stato Marco Rubio, presentata come un confronto su “come il calcio possa rappresentare una forma di soft power per gli Stati Uniti”. Una delle fonti è però tranchant: il contatto “riguarda esclusivamente la tutela del suo incarico e, allo stato attuale, nient’altro”. Il quotidiano descrive il presidente della Fifa come una figura “isolata”.
Le smentite non si sono fatte attendere. Fonti della Fifa hanno negato a Fox News la telefonata con Rubio o “con qualsiasi altro membro del governo di Trump oggi o un altro giorno”. Anche l’assistente del segretario di Stato per gli affari pubblici globali, Dylan Johnson, su X ha respinto la ricostruzione: “Non ci sono piani perché Rubio parli con Infantino e non c’è alcuna chiamata questa mattina”.
La vicenda mette in luce quanto sia diventato stretto il legame tra la Fifa e la Casa Bianca.
Trump e Infantino hanno costruito un rapporto ravvicinato, apparendo insieme durante il Mondiale co-ospitato quest’anno da Stati Uniti, Messico e Canada. Nel dicembre 2025 Infantino ha consegnato al presidente americano il primo FIFA Peace Prize, rendendolo il primo destinatario del riconoscimento. Ora, in vista delle elezioni presidenziali Fifa del 2027, il dirigente è chiamato a ricostruire un consenso politico e istituzionale che appare sempre più fragile.
Pensate che l’appoggio politico di un governo dovrebbe pesare sulla guida del calcio mondiale? Diteci come vedete il futuro di Infantino alla Fifa.































