L’Odissea è patrimonio comune per chi in Italia ha attraversato i banchi di scuola, e ora torna sul grande schermo grazie a Christopher Nolan, con Matt Damon nei panni di Ulisse. Ma il film solleva una domanda che tocca da vicino la nostra eredità classica: quanto è fedele la rappresentazione dei corpi e delle abitudini degli antichi greci? A rispondere è la classicista Honor Cargill-Martin, autrice di una biografia dell’imperatrice romana Messalina e firma che, sul suo Substack e altrove, indaga i paralleli tra mondo antico e contemporaneo. La sua conclusione, provocatoria, è che al film manchi qualcosa: molto più olio per il corpo.
- Il film di Christopher Nolan porta al cinema l’Odissea, con Matt Damon protagonista.
- Secondo la classicista Honor Cargill-Martin, la cura del corpo nell’antica Grecia era un atto profondamente sociale.
- Bagni, unzioni con oli profumati e la barba come segno di virilità erano centrali nel poema omerico.
Per i greci il corpo allenato era espressione di forza interiore
Nella cultura greca antica, spiega Cargill-Martin, la mascolinità era legata all’idea di controllo: sugli altri, ma soprattutto su se stessi. Non esisteva la separazione, tipica del nostro tempo, tra capacità mentale, fisica e carattere morale. Allenare e sviluppare il proprio corpo era considerato la manifestazione di una forza interiore, oltre che una necessità concreta per chi doveva andare in guerra.
La bellezza fisica, inoltre, era vista come espressione del legame tra umano e divino. Lo raccontano i kouroi, le statue di giovani atletici con la muscolatura messa in risalto in modo quasi innaturale: un modo per avvicinare il corpo umano alla perfezione degli dèi. Un fenomeno che la studiosa paragona alle nostre bacheche di Instagram, popolate di corpi irraggiungibili.
Corsa, disco e giavellotto: un fitness soprattutto funzionale
L’atletica greca era essenzialmente funzionale: molta corsa, in particolare sprint, ma anche disco, giavellotto e prove in stile decathlon. Ne derivava un’attenzione alla forza complessiva, con ideali di corpo diversi a seconda dell’età: più snelli per i giovani, con spalle più larghe e muscolatura sviluppata per gli uomini nel pieno della maturità. Per un nobile, frequentare la palestra, il terreno pubblico dedicato all’esercizio, occupava buona parte della giornata ed era parte integrante della vita sociale.
La cura di sé come gesto collettivo, non solitario
A differenza della retorica contemporanea del “mi alleno alle cinque del mattino, solo per me stesso”, nell’antica Grecia ciò che oggi chiameremmo self-care era un atto essenzialmente sociale.
Nell’Odissea, osserva la classicista, ogni volta che un personaggio viene accolto come ospite, Omero ricorda che viene lavato, unto con olio e vestito: un rito compiuto dai padroni di casa come simbolo di accettazione e integrazione. Un dettaglio che a noi appare curioso, perché riguarda gesti intimi e quotidiani che oggi affidiamo a nessuno se non a noi stessi.
I greci erano ossessionati da pulizia e profumo: molte città curavano gli approvvigionamenti d’acqua, dopo l’esercizio i corpi venivano raschiati con strumenti di rame, quasi esfoliati, e poi cosparsi di oli profumati. I rasoi, aggiunge, risalgono a tempi remotissimi: la barba veniva curata o rasata secondo le circostanze, senza alcuna idea che fosse poco virile. Anzi, preparare il corpo nel modo corretto era parte necessaria della mascolinità. Non a caso, nel poema, le scene di uomini che si curano sono più numerose di quelle femminili.
La barba, misura del passaggio all’età adulta
Nell’Odissea la barba è strettamente associata alla virilità adulta. Cargill-Martin cita il verso in cui Ulisse dice a Penelope di non lasciare la sua casa finché il figlio Telemaco non avrà la prima barba: la crescita della peluria coincide con l’assunzione del ruolo maschile nella società. Quando Ulisse viene trasformato in mendicante, gli viene tolta la capigliatura; quando Atena lo riporta al suo aspetto reale, Omero sottolinea proprio la ricrescita della barba. La dea, altrove, elogia la folta chioma castana dell’eroe, anche se resta difficile capire se il testo alluda a capelli lunghi o semplicemente fitti.
L’ideale del corpo, del resto, cambiava con la moda esattamente come oggi: dal celebre “canone” delle proporzioni perfette elaborato dai primi grandi scultori, alle figure più lunghe, morbide e languide di epoche successive, fino al ritorno a stili più antichi con proporzioni diverse. Anche la stratificazione degli abiti, tuniche e mantelli sovrapposti, era parte fondamentale del vestire antico.
Il nuovo film di Nolan vi ha convinto nella sua idea di antichità, o anche voi avreste voluto più fedeltà ai rituali del corpo raccontati da Omero? Diteci la vostra nei commenti.































