Lo scontro sulla fusione tra Paramount e Warner Bros. si è trasformato in uno degli scambi più duri visti finora a Hollywood. Venerdì l’attore Mark Ruffalo, quattro volte candidato all’Oscar e volto dell’universo Marvel, ha pubblicato sui suoi profili social un violento attacco contro l’operazione, collegando la famiglia Ellison — che finanzia l’acquisizione — al colosso tecnologico Oracle e alle sue forniture all’esercito israeliano. Poche ore dopo, Paramount ha risposto con una nota inusualmente lunga, definendo le parole dell’attore “antisemite” e chiedendo di “abbassare i toni” del dibattito.
- Ruffalo ha condiviso su Instagram un video dell’ex vertice di Oracle Safra Catz sulle “tecnologie profondamente spaventose” dell’azienda.
- L’attore ha definito la guerra a Gaza un “genocidio” costruito su un “sistema di apartheid alimentato da Oracle”.
- Paramount ha replicato bollando le affermazioni come “antisemite” e chiedendo di giudicare la fusione “sui meriti legali”.
- Dodici procuratori generali statali hanno intentato causa per bloccare l’operazione.
Cosa ha detto Ruffalo e perché ha scatenato la reazione
Nel suo post, rivolto ai 20,5 milioni di follower, Ruffalo ha rilanciato un filmato in cui Safra Catz, ai vertici di Oracle, interviene al National Summit dell’Israeli-American Council del 2024 parlando delle “tecnologie profondamente spaventose” sviluppate dall’azienda in relazione allo sforzo bellico israeliano a Gaza. “Questa è l’azienda che Larry Ellison sta usando per finanziare l’acquisizione di Warner Bros. da parte del figlio David”, ha scritto l’attore, sostenendo che quelle tecnologie potrebbero un giorno confluire “in uno dei più grandi conglomerati mediatici del mondo”.
Larry Ellison, fondatore di Oracle, è il padre dell’amministratore delegato di Paramount, David Ellison: le sue risorse rappresentano il sostegno finanziario decisivo per portare a termine la fusione tra i due storici studi hollywoodiani, un’operazione da 111 miliardi di dollari (circa 102 miliardi di euro). Ruffalo ha accusato i due magnati di “schiacciare i lavoratori e concentrare la ricchezza del mondo” a proprio vantaggio.
“Siamo turbati, come sempre, quando si evocano stereotipi antisemiti al preteso servizio di una disputa commerciale”, ha replicato un portavoce di Paramount.
Lo studio ha aggiunto che parole come “genocidio” e “apartheid” applicate a una transazione societaria “non sono solo sbagliate”, ma “svalutano la sofferenza reale che quei termini dovrebbero descrivere”. La società ha ribadito di non tollerare “pregiudizi di alcun tipo” e ha invitato a giudicare la fusione “sui meriti legali, non su un pregiudizio di fondo”.
Perché la battaglia sulla fusione conta
La controversia si inserisce in una campagna che Ruffalo porta avanti da tempo: ha testimoniato contro la fusione in un’audizione al Senato e firmato una lettera aperta insieme a centinaia di attori. Secondo l’attore, l’operazione sarebbe “catastrofica” per l’industria cinematografica, con la perdita di 4.500 posti di lavoro diretti nella produzione e di altri 10.000 nell’indotto. La definisce “un classico caso antitrust” destinato ad aumentare i costi dei servizi e a ridurre la concorrenza e la scelta per il pubblico.
Le fusioni tra grandi gruppi mediatici sono da sempre sottoposte al vaglio delle autorità della concorrenza, che ne valutano l’impatto su prezzi, occupazione e pluralismo. In questo caso dodici procuratori generali statali hanno avviato azioni legali per bloccarla. Oracle, dal canto suo, con sede ad Austin, è diventata un attore di primo piano nell’intelligenza artificiale e detiene una partecipazione nelle operazioni statunitensi di TikTok; le applicazioni della sua tecnologia sono finite nel mirino di chi contesta la guerra a Gaza e del movimento per il boicottaggio delle aziende attive in Israele.
Cosa succede adesso
La partita resta aperta. La sindaca di Los Angeles Karen Bass ha invitato “tutte le parti a sedersi al tavolo” per far procedere l’accordo, mentre lo scorso febbraio Netflix aveva rinunciato a rilevare Warner Bros. Paramount ha chiuso la sua replica auspicando “meno retorica e più comprensione”, segno che lo scontro pubblico attorno all’operazione è destinato a proseguire mentre la vicenda giudiziaria fa il suo corso.
Ritenete legittime le critiche di Ruffalo alla fusione o la reazione di Paramount è giustificata? Diteci come la pensate nei commenti.































