L’Istituto nazionale di sanità pubblica della Repubblica Democratica del Congo, l’organo governativo incaricato di monitorare e coordinare la risposta alle emergenze sanitarie del Paese, ha diffuso lunedì un bilancio che segna un triste primato. L’epidemia di Ebola in corso ha ucciso 2.325 persone su 4.945 casi confermati, diventando la più letale nella storia del Paese. Il dato supera i 2.299 decessi registrati durante l’epidemia del 2018-2020, fino ad ora la peggiore mai documentata. Si tratta del diciassettesimo focolaio di Ebola nella storia congolese e, secondo l’ONU, del più rapido nella diffusione mai osservato.
- L’epidemia ha causato 2.325 morti su 4.945 casi confermati, superando il bilancio del 2018-2020 (2.299 decessi).
- Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 101 nuovi casi e 33 decessi.
- Il virus responsabile è la specie Bundibugyo, per cui non esistono vaccini né trattamenti approvati.
- Il tasso di letalità è salito da circa il 20% di inizio giugno al 46% attuale.
Secondo l’ultimo rapporto, nelle 24 ore precedenti erano stati rilevati 101 nuovi casi e 33 nuovi decessi. Oltre mille persone sono guarite, mentre 730 restano ricoverate o in isolamento.
Un virus contro cui non esistono cure approvate
Il focolaio è causato dalla specie Bundibugyo del virus Ebola, una variante rara per la quale non esistono vaccini né terapie approvate. L’Ebola si trasmette attraverso i fluidi corporei di persone infette e provoca febbre, vomito, diarrea e, nei casi più gravi, emorragie interne ed esterne.
Dichiarata ufficialmente il 15 maggio, l’epidemia è iniziata — probabilmente diverse settimane prima — nella provincia nord-orientale dell’Ituri, epicentro del contagio, e si è successivamente estesa ad altre cinque province dell’est del Paese. Alla fine di luglio aveva già raggiunto il primato di focolaio più esteso nella storia congolese per numero di casi.
Il tasso di letalità raddoppiato in pochi mesi
Uno degli aspetti più allarmanti riguarda il cosiddetto tasso di letalità, ovvero la proporzione di persone che muoiono dopo un’infezione confermata. Il dato è salito da circa il 20% di inizio giugno al 46% attuale: significa che quasi un caso confermato su due si conclude con la morte.
Gli esperti precisano che questa tendenza non indica che il virus sia diventato più letale. Il fenomeno riflette piuttosto le carenze nella sorveglianza, nell’individuazione dei casi e nell’accesso alle cure.
“Normalmente, con il progredire di un’epidemia, il tasso di letalità dovrebbe diminuire man mano che migliora il tracciamento dei contatti e i pazienti vengono individuati e curati prima”, ha spiegato Thomas Parisch, specialista di sanità pubblica inviato nella RDC con Medici Senza Frontiere. “Invece continuiamo a vedere molti casi rilevati molto tardi, quando le cure hanno meno probabilità di successo, e molti vengono identificati solo dopo il decesso nelle comunità”.
Gli ostacoli a una regione fragile e instabile
La risposta all’emergenza è resa più difficile dalla debolezza delle infrastrutture sanitarie, dalla lontananza e difficile accessibilità dei territori a causa delle strade dissestate, e dal conflitto in corso nelle aree vicine ai confini con Sud Sudan, Uganda e Ruanda. A questi problemi si aggiungono gli scioperi di alcuni operatori sanitari non pagati, le minacce dei gruppi ribelli, la rabbia di comunità a lungo traumatizzate e la disinformazione che nega l’esistenza stessa dell’Ebola.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha avvertito nel fine settimana che l’epidemia si muove a un ritmo “eccezionale”, più veloce degli sforzi per tracciarla, con un picco settimanale record di 579 casi e 304 decessi nella settimana precedente. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, all’attuale ritmo, il focolaio rischia di superare l’epidemia dell’Africa occidentale del 2014-2016, la più letale mai registrata, con oltre 11.000 morti e 28.616 casi tra Guinea, Liberia e Sierra Leone.
L’appello dell’ONU: “L’Ebola sta vincendo”
Venerdì il capo degli affari umanitari delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 30,5 milioni di dollari (circa 28 milioni di euro) e l’invio di altri 20 operatori a supporto della risposta in prima linea.
“L’Ebola sta vincendo nella Repubblica Democratica del Congo. Non possiamo lasciare che il virus superi la nostra risposta”, ha dichiarato Fletcher, definendo la situazione “un campanello d’allarme” e chiedendo “velocità, scala e solidarietà prima che questo virus ci sfugga ulteriormente di mano”. Secondo l’ONU, l’epidemia sta uccidendo una vittima ogni mezz’ora.
Un numero limitato di vaccini e terapie sperimentali è attualmente in fase di valutazione — con sperimentazioni in corso nella provincia dell’Ituri — mentre le autorità sanitarie globali stanno verificando se i trattamenti già esistenti contro l’Ebola possano offrire protezione anche contro la specie Bundibugyo. Per ora, tuttavia, le evidenze si limitano a studi condotti su animali.































